Emicrania: una malattia molto di genere

Recentemente ho scritto un servizio sull'emicrania, basato sulle risultanze di una ricerca di un centro studi della SDA, School of management dell'Università Bocconi di Milano, un'intervista a un professore esperto di cefalee della Irccs Raffaele Pisana di Roma, e sulla notizia dell'approvazione di un farmaco anticorpo monoclonale sviluppato da Novartis.
Potete leggere gli articoli su Il Giornalehttp://www.ilgiornale.it/news/salute/emicrania-4-milioni-donne-colpite-1636301.html
Grazie per gli eventuali commenti, suggerimenti e like che vorrete inserire in questo blog o sul sito del quotidiano.

Le donne tendono più degli uomini al "presentismo". Si recano più frequentemente al lavoro anche in stato di malessere.

Vacanze, occasione anche per contagiarsi

Qualche giorno fa, sono entrato nella sala di accettazione dello studio del mio medico di medicina generale, sul quale si affacciano anche gli studi di un altri medici, fra cui una pediatra. Dovevo solo ritirare una ricetta dalla signora che sta alla reception. Mi era già capitato di capitare lì nell'orario di ricevimento della pediatra e di vedere qualche adulto accompagnare dei bambini, soprattutto molto piccoli. L'altro giorno, invece, la stanza era piena di genitori e altri parenti con tanti bambini di tutte le età, dai lattanti ai preadolescenti. E sono rimasto un po' stupito.

Poi, negli stessi giorni, ho sentito un mio amico raccontarmi di come lui, la moglie e il figlio abbiano passato tutta la prima metà di gennaio a letto per via di un'influenza.

Oggi mi arriva il comunicato stampa relativo alla rilevazione del fenomeno secondo cui durante le vacanze, nelle famiglie dove ci sono componenti non vaccinati contro l'influenza, e/o non già dotati di anticorpi contro la stessa, le vacanze sono un'occasione per vere e proprie "epidemie familiari". E questo è dovuto non solo al fatto che chi dovrebbe (soprattutto chi ha oltre una certa età o lavora a contatto continuo con il pubblico) non si è vaccinato; si spiega anche con il fatto che, se qualcuno dei componenti della famiglia - bambini che vanno al nido o alle scuole primarie, adulti che lavorano in aziende con altri colleghi - si è "beccato" l'influenza, la stessa poi si diffonde in casa perché non vengono adottate opportune contromisure di igiene elementari: ad esempio, lavarsi spesso le mani, evitare che quando si tossisce o starnutisce l'espettorato vada dappertutto, restare in caso almeno negli stadi acuti della malattia, usare mascherine.

Ovviamente va presa in seria considerazione anche la vaccinazione.

Vi rimando comunque al sito dell'Osservatorio Influenza del Ministero della Salute per maggiori e più autorevoli informazioni.

(Photo: Robert de Bock)

L'eye-tracking debutta a Tog

Grazie a un finanziamento raccolto dalla società di cosmetici naturali venduti con party a domicilio Just, la fondazione di riabilitazione per bambini con gravi danni cerebrali Tog (Together To Go Onlus) di Milano potrà presto aggiungere alle proprie tecnologie d'uso quotidiano dei sistemi di eye-tracking.

Di che cosa si tratta? Di postazioni costituite da pc, puntatori oculari e appositi software, che permettono di comprendere - analizzando i movimenti degli occhi dei bambini che non riescono a comunicare con la parola o la scrittura - le emozioni dei piccolo paziente e di avviare (se possibile) con lui dei percorsi di tipo cognitivo. Ogni piccolo paziente resterà sempre un caso a sé, ma nella maggior parte dei casi le terapie basate sull'eye-tracking utilizzeranno dei software che permettono di mostrare al bambino immagini e altri contenuti adatti a suscitare in lui un interesse e indurlo a muovere gli occhi per spostare la propria visione da un oggetto all'altro secondo degli schemi e determinate velocità che poi, con un'altra parte di software, verranno analizzate per comprendere le emozioni, il progresso dello sviluppo cognitivo e instaurare una qualche forma di comunicazione.

L'uso dei puntatori oculari non è una novità assoluta, essendo questa tecnologia già stata sviluppata decenni fa da istituzioni come, per esempio la Nasa e enti militari. Solitamente, però, in ambito sanitario oggi troviamo sistemi basati sulla tecnologia dei puntatori oculari soprattutto nei centro di riabilitazione rivolti a pazienti adulti con malattie neurodegenerative quali la Sla. Si tratta, in questi casi, di sistemi molto costosi, acquistabili solo da ospedali e strutture di cura e riabilitazione, e utilizzati con software pensati per gli adulti, il loro pensiero e le loro precedenti capacità.

Per sfruttare l'eye-tracking con i bambini che hanno patologie di tipo neurocerebrale in iniziate in epoca prenatale o dopo la nascita, sono necessari software appositamente pensati per loro. Al Tog, per esempio, hanno previsto di utilizzare delle applicazioni basate sulle logiche dei giochi. Del resto, Un altro obiettivo è quello di iniziare le terapie il prima possibile, quando il sistema cerebrale è più plastico: ovvero in età pre-scolare.

Per fortuna, i tipi di puntatori oculari che oggi possono essere utilizzati, e il resto dell'hardware, hanno prezzi ormai contenuti, grazie al lavoro di ricerca e sviluppo e la produzione con economie di scala che hanno intrapreso negli ultimi anni i produttori di videogiochi. Il che non vuol dire che un sistema di eye-tracking del tipo di cui stiamo parlando sia un "gioco" in senso dispregiativo: basti pensare che al progetto di Tog, che ha vinto il bando dello scorso anno di Just, collabora come partner scientifico la Fondazione Mondino, Istituto Neurologico Nazionale di Pavia, un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). A essere impegnato presso questa Fondazione è in particolare il suo Centro di Neuroftalmologia dell’età evolutiva, un punto di
riferimento a livello nazionale per la diagnosi e la riabilitazione dei disturbi
visivi per soggetti da 0 a 18 anni.

Già individuati i tipi hardware necessari, ora il tema più pressante per i responsabili dell'iniziativa presso Tog è individuare i software più adatti, eventualmente promuovendone lo sviluppo in collaborazione con il mondo dell'università.

Tog - che attualmente ha in cura 114 bambini inviati da grandi strutture sanitarie di Milano quali Besta, Buzzi e Mangiagalli, cui si aggiunge il San Gerardo di Monza - ha da tempo avviato collaborazioni con l'accademia di belle arti Naba e la scuola di design Domus Academy, entrambe di Milano.

In quanto Onlus, Tog vive anche grazie alla generosità delle imprese (che in alcuni casi hanno donato anche alcuni oggetti molto utili) e dei cittadini. Nella sezione Dona del sito www.togethertogo.org è possibile effettuare donazioni, anche specificando il tipo di pacchetti di terapie che si desidera sostenere. Si può sostenere la Fondazione anche con la destinazione del 5x1000 in occasione della dichiarazione dei redditi. Basta indicare il codice fiscale 97608390155.

Riccardo Cervelli (riproduzione riservata)



Acronis protegge i dati di Sahara Force India

La scuderia di Formula 1 Sahara Force India ha scelto Acronis come partner tecnologico ufficiale per la protezione dei dati. L'azienda IT, fra i leader mondiali nel settore della protezione e archiviazione dati su cloud ibrido, fornirà al team indiano soluzioni di backup, disaster recovery, software-defined storage, sincronizzazione e condivisione dei file e protezione contro i ransomware basata su intelligenza artificiale per lo stabilimento, la galleria del vento e l'infrastruttura informatica utilizzata durante le gare.

L'accordo prevede anche che la sala di controllo dello stabilimento Sahara Force India di Silverstone, nel Regno Unito, sia ribattezzata Acronis Mission Control Centre. La sala entra in funzione in occasione di ogni gara e sessione di prove. Non appena la VMJ11 fa il suo ingresso in pista, Acronis Mission Control Centre inizia a ricevere un flusso di dati in diretta che consente ai tecnici e agli strateghi di gara di eseguire simulazioni e di inviare al pilota i risultati ottenuti. Il centro di controllo è sempre in contatto in tempo reale con i tecnici del muretto box, fornendo supporto e informazioni aggiuntive durante le gare e fra una sessione di prove e l'altra.

Maggiori informazioni sulla tecnologia Acronis nell'automobilismo sul sito https://motorsport.acronis.com/

L'idrogeno produce elettricità e acqua calda


Si parla da tempo di idrogeno come uno dei possibili nuovi carburante puliti per le auto e altri mezzi di mobilità. Al momento esistono già modelli di auto a idrogeno con tecnologia Fuel Cell System (celle a combustibile). Queste macchine non hanno necessità di avere un motore termico interno (come quelle a benzina, gasolio, Gpl o ga idrogeno pros naturale) perché la tecnologia a celle a combustibile produce elettricità utilizzabile per alimentare motori (powertrain) elettrici. Esistono modelli anche ibridi, che sfruttano sia un motore termico sia motori elettrici alimentari con la tecnologia Fuel Cell System e con i sistemi di produzione di corrente elettrica già utilizzati nelle auto ibride ormai comuni sulle nostre strade.

Se il mercato della mobilità a idrogeno ha ancora bisogno di tempo per svilupparsi, perché vincolato anche all'evoluzione di leggi e infrastrutture, ci sono altre forme di utilizzo dell'elemento più diffuso nell'universo (anche se in composizione con altri atomi per formare molecole inorganiche e organiche) che possono essere adottate in modo più rapido.

Due sono quelle dell'uso dell'idrogeno - oltre che per i processi industriali - a livello domestico per produrre elettricità e calore. Recentemente, per il Giornale, quotidiano a cui collaboro, ho avuto modo di contattare un'azienda della provincia di Pisa (E.HY. Energy Hydrogen di Madonna dell'Acqua) che vanta il lancio della prima caldaia (Hydro) che utilizza l'idrogeno per produrre contemporaneamente corrente elettrica e acqua calda ad uso sanitario o per il riscaldamento.

Il cuore è una tecnologia brevettata che - grazie all'irrorazione in una cella di fusione con l'idrogeno - trasforma l'acqua in vapore, il quale fa muovere una turbina cui è collegato un generatore di bassa tensione, che viene immagazzinata in batterie al litio e, grazie a un inverter, viene trasformata in 220 a corrente alternata. Questa corrente può alimentare un'abitazione. Il vapore viene quindi raffreddato e l'acqua calda risultante può essere immessa nell'impianto dell'acqua sanitaria o in quello di riscaldamento.

L'obiettivo è rendere una casa, un negozio, un edificio o un'azienda indipendenti dalle forniture di elettricità e gas.

Se l'argomento vi interessa potete leggere il mio articolo sul sito del Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/ununica-caldaia-idrogeno-corrente-e-acqua-calda-1497166.html) o approfondire direttamente sul sito dedicato a questa caldaia: www.idrogenoverde.it.

Scrivete pure a questo blog i vostri commenti.


Autobiografia da adulto - Cap. 11 - Idoneo alle armi

 La vacanza a Vieste, purtroppo, si concluse con un fatto spiacevole. Una sera decidemmo di recarci in un luogo situato sulle pendici di una...