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Novità professionali di inizio 2022

 Non scrivo su questo blog da diversi mesi. Dalle fine di dicembre molte cose sono cambiate nella mia vita professionale e personale.

Cominciamo dalla vita professionale. Era ormai evidente da molto tempo che lavorare come giornalista  freelance non mi permetteva di guadagnare abbastanza per vivere e contribuire al mantenimento dei miei figli. Da qualche anno, all'attività di collaboratore di un paio di testate, avevo affiancato quella di aiuto allo studio (ripetizioni, home tutoring). Poi qualcuno mi ha suggerito di iniziare a inviare MAD (messe a disposizione) ad alcune scuole.

Nel 2021 ho partecipato al bando ATA di terza fascia, per diventare assistente amministrativo o collaboratore scolastico. All'inizio dell'anno scolastico 2021/2022 ho inviato anche una MAD docente per supplenze di sostegno o posto comune. Dopo mesi di attesa, il 21 dicembre 2021 sono stato chiamato dalla dirigente di un istituto comprensivo situato vicino a casa mia per una supplenza di tre ore in sostituzione di una professoressa di italiano. Ho iniziato così a lavorare nella scuola secondaria di secondo grado e nella scuola primaria come docente per supplenze temporanee per "soli titoli professionali".

Ad oggi ho già svolto diverse supplenze. Il 22 dicembre 2021 è stata la volta di una nella primaria. Poi, ancora, dal 10 al 14 gennaio 2022, ho fatto supplenza alla primaria, ma dalla settimana dopo ho iniziato ad avere una serie di chiamate per sostituzioni - anche di qualche settimana - sia di docenti di sostegno sia di cattedra, in particolare di italiano.

Amora lavorare con i bambini e i ragazzi perché sono molto interessato al discorso educativo e formativo nell'età dello sviluppo. Non abbandono il lavoro giornalistico, anche se non cerco più collaborazioni esterne: mi tengo le poche che ho perché mi permettono di mantenere un minimo di visibilità sul "mercato" e perché mi consentono di occuparmi di argomenti che mi interessano. Ma ora la mia passione è per il mondo della scuola e per altri temi sui quali mi piacerebbe sviluppare nuove sfide professionali.



Aggiornamenti su di me e i miei progetti (1)

Ho deciso di chiedere alle agenzie di PR di cancellarmi dalle mailing list, poiché tanto non possono dare seguito ai loro comunicati stampa e preferisco continuare ad aggiornarmi sugli argomenti di mio interesse leggendo i media online e cartacei.

Questo non significa che con la professione giornalistica freelance (quella da dipendente è un lontano ricordo) ho chiuso. Ma continuerò a scrivere dietro commissione degli editori che me lo chiederanno, ma per quello che devo confezioni posso raccogliere le informazioni specifiche - così come le interviste - a tempo debito.

Mi piacerebbe invece iniziare a scrivere libri, blog, soggetti per fiction o tracce per documentari. I temi che mi interessando sono in particolare le biografie e il periodo Ottocento-prima metà del Novecento, che penso i giovani di oggi non abbiano molto occasione di conoscere come si dovrebbe.



Salute: italiani favorevoli al digitale

Una ricerca realizzata in cinque paesi da VMware, una software house multinazionale leader nelle tecnologie per il cloud e la virtualizzazione, certifica che gli italiani non sono affatto restii a utilizzare l'ICT (information communications technology) per la tutela della salute e la cura delle malattie.

Secondo l'indagine, il 45% dei nostri connazionali (44% a livello europeo) non sono contrari a sostituire consulti medici in presenza con visite online. Ben l'88% del campione si è definito o "digitalmente curioso" o "esploratore digitale", il che indica una fiducia circa gli effetti positivi delle tecnologie ICT nei confronti della gestione della salute.

Interessante notare che il 61% ha affermato di essere felice se le tecnologie digitali possono permettere a famigliari con malattie croniche, o di lunga durata, di vivere il località lontane dai medici e dalle strutture sanitarie ma che consentono di godere di una maggiore qualità della vita. Questo se le tecnologie sono in grado di prevedere - attraverso metodologie di elaborazione intelligente dei dati - quando il familiare dovra tornare per sottoporsi alla prossima visita o terapia.

Per concludere, il 73% degli intervistati italiani del sondaggio VMware ritiene che le tecnologie digitali hanno il potenziale per ridurre la diffusione del Covid-19. Il 57% pensa che possano contribuire a diminuire il rischio di sottoporsi a interventi chirurgici invasivi nell'arco del prossimi cinque anni. Il 61% ha fiducia che possano contribuire al miglioramente della qualità della vita delle persone vulnerabili, come anziani e disabili.



Mio articolo sulle reti neurali per ZeroUno

 Con piacere vi riporto il link al sito di ZeroUno sul quale potete leggere un mio lungo articolo sulle "reti neurali artificiali". Si tratta di un lavoro che mi ha molto appassionato, soprattutto perché ha richiesto di mettere in connessione due ambiti che mi hanno sempre interessato molto: la tecnologie e le neuroscienze. Se avrete la bontà di leggerlo ed eventualmente commentarlo, vi sarò molto grato.

www.zerounoweb.it/analytics/cognitive-computing/reti-neurali-artificiali-quando-lit-si-ispira-al-cervello-biologico/

Covid-19: app open source per monitorare gli spostamenti

Non è quella che ha scelto il governo italiano, ma è interessante. E' l'app creata da una comunità internazionale volontaristica di sviluppatori, data scientist e altri esperti guidati da un professore del MIT. Si tratta di PrivateKit, frutto dell'iniziativa Safe Paths, promossa appunto dal MIT il collaborazione con altre entità. L'app, rigorosamente open source, ha partecipato call for action Innova Italia indetta dal governo italiano, che però alla fine ha scelto per un'altra Immuni. In questo articolo che ho scritto per ZeroUno trovate tutti i dettagli di PrivateKit. Che se non sarà usata in Italia, potrà esserlo in altri paesi.

https://www.zerounoweb.it/cio-innovation/app-per-muoversi-con-meno-rischi-nella-fase-2-della-pandemia/

Cisco: co-innovation center sulla cybersecurity a Milano

Lo scorso 24 gennaio 2020, Cisco ha inaugurato all'interno del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano uno dei suoi co-innovation center sulla cybersecurity sparsi in tutto il mondo.

Il sottoscritto ha avuto l'occasione di partecipare alla conferenza stampa indetta nella stessa giornata per conto della testata online ZeroUno, del gruppo Digital 360.

Il centro di co-innovazione è un luogo dove esperti in sicurezza informatica di Cisco si possono incontrare con aziende, istituzioni, università e semplici cittadini per discutere di temi inerenti alla cybersecurity e sviluppare insieme progetti e soluzioni concrete.

Non è un caso che la struttura si trovi all'interno di un museo che - come ha detto il suo direttore generale Fiorenzo Galli - è diventato un'istituzione culturale, un luogo di diffusione di informazioni e competenze scientifiche e tecniche a favore della società.

Il museo è molto frequentato anche da scolaresce e bambini, che partecipano ad attività educative. Cisco Italia mette a disposizione di questi laboratori dei tecnici in grado di spiegare ai più giovani i fondamenti della sicurezza informatica. In questi programmi agisce anche in collaborazione con altre realtà, fra le quali la Polizia Postale.

Se vuoi leggere il mio articolo, clicca qui.

Chuck Robbins, CEO di Cisco, porta il suo saluto ai giornalisti convenuti per la conferenza stampa di inaugurazione del Co- Innovation Center presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci

Ghiacciofilia, ricordi di un periodo del pattinaggio

Ieri mattina mi è arrivata una chiamata da New York in cui mi si chiedevano informazioni sul sito Ghiacciofilia.it, che ho creato nel 2007 e dismesso nel 2014. Ho spiegato che era un blog e che è stato chiuso. Purtroppo mi sono dimenticato di chiedere chi fosse dall’altra parte del filo.

Nel pomeriggio ho scoperto che sul sito Skuola.net c’è in vendita una tesi sul giornalismo sportivo in cui si è scritto di Ghiacciofilia e ArtOnIce, con interviste a me e a loro (https://www.skuola.net/universita/tesi/tesi-giornalismo-sportivo).

Qualche mese fa, stimolato dalla richiesta di un'atleta oggi adulta, che mi chiedeva se potessi inviarle alcuni video in cui si vedeva pattinare da piccola, ho deciso di riversare sul computer tutte le riprese che avevo effettuato e creare dei file con i programmi migliori. Sia perché mi era più facile accreditarmi a tali gare, sia perché era mio interesse mettere in evidenza il "movimento giovanile", i video si riferiscono nella quasi totalità ad atlete e atleti delle categorie da Propaganda a Juniores (degli anni 2008-2011, soprattutto). Ho effettuato riprese anche di gare con atleti Senior italiani. I video in questione sono da me caricati sul mio canale YouTubehttps://www.youtube.com/channel/UC3RvBYrMYjkD4l5jBGViQ5w/

Dal 2012 ho smesso di effettuare riprese per due motivi: il primo è che la Fisg (Federazione Italiana Sport Ghiaccio, o Federghiaccio) ha siglato un accordo con una Web Tv che veniva a filmare le gare con attrezzature professionali; il secondo è che sono stato nominato alcune volte Chief Media Officer di alcune competizioni internazionali organizzate in Italia dall'ISU (International Skating Union), attività che mi precludeva la possibilità di fare anche filmati. Per contro ho avuto modo di lavorare fianco a fianco con veri professionisti della fotografia e della televisione. 

Se vi interessasse seguire l'evoluzione (o meglio la nuova evoluzione del mio canale YouTube, unicamente come scrigno di ricordi di un'epoca del pattinaggio) andate all'indirizzo https://www.youtube.com/channel/UC3RvBYrMYjkD4l5jBGViQ5w/.

Qui sotto, solo un esempio dei video realizzati, peraltro ancora con la prima videocamera molto "economica" (uguale a scadente). Si tratta di riprese per cui a suo tempo ho ottenuto la liberatoria di pubblicazione, oppure ho ottenuto il permesso in tempi più recenti direttamente dagli atleti, contattati via Facebook.


Mio articolo sulla trombosi venosa profonda

Domenica 13 ottobre 2019 si è celebrata Giornata Mondiale della Trombosi (World Thrombosis Day). Il lunedì mattina successivo ho avuto la fortuna di poter partecipare a un evento su questa patologia presso la sede milanese di Boston Scientific, una multinazionale biomedicale nota soprattutto per la ricerca, lo sviluppo e la produzione di soluzioni per la chirurgia mini-invasiva per la cura di diverse patologie.

All'incontro, dedicato in particolare alla Trombosi Venosa Profonda (TVP) e alla sue possibili complicanze (fra cui la pericolosissima embolia polmonare), era stato invitato a parlare il dottor Domenico Baccellieri, coordinatore Vein Center dell'Unità di Chirurgia Vascolare dell'Ospedale San Raffaele di Milano. Altra ospite d'eccezione la signora Federica Fedele, colpita due anni fa da un episodio di TVP (dovuto, fra gli altri fattori, a una mai diagnosticata sindrome di May Thurner), la quale ha raccontato la sua esperienza di vita prima e dopo essersi sottoposta due interventi chirurgici per l'asportazione di un trombo e la ricanalizzazione della vena iliaca esterna, praticati da dottor Baccellieri.

Dalla mia presenza alla conferenza e da due interviste esclusive al dottor Baccellieri e alla signora Fedele, effettuate al termine della mattinata, ho tratto un articolo pubblicato il 23 ottobre 2019 su Il Giornale. Se siete interessati a leggerlo, cliccate qui.

ALT, controllo fibrillazione atriale

Dall'ufficio stampa di ALT, Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle Malattie Cardiovascolari – Onlus, riceviamo e volentieri pubblichiamo

15 secondi per ascoltare il ritmo del proprio cuore, 3 minuti per convincere anche gli altri a farlo, condividendo questo messaggio di ALT. Perché due dita sul polso possono salvare una vita.

È la sfida che ALT - Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle Malattie Cardiovascolari – Onlus lancia in occasione dell’8°Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi , in programma mercoledì 17 aprile 2019,  per dire «ALT» all’ictus cerebrale da fibrillazione atriale, con la campagna ChYP- Check Your Pulse.

Due milioni di italiani e 6 milioni di europei soffrono di fibrillazione atriale: un problema diffuso e grave, spesso ignorato o non riconosciuto,  che può avere conseguenze devastanti, quando provoca un ictus cerebrale. Riconoscere la fibrillazione atriale permette di curarla e di evitare l’ictus cerebrale.
È questo l’obiettivo di  ChYP - Check Your Pulse, il progetto ideato da ALT che invita tutti, partendo dai bambini e dai ragazzi, a imparare a “sentire il ritmo del cuore”, un gioco che salva la vita agli adulti, con un gesto semplice come due dita sul polso.

Un messaggio che, in occasione dell’8° GNLT, ALT vuol far diventare virale, grazie al tutorial di 45 secondi - in italiano e in inglese – che invita tutti, grandi e piccini, a compiere un gesto semplice ma vitale. E a diffonderlo: 10 secondi per impararlo, 15 secondi per condividerlo, passando dalla “visione all’azione”.

L’intervallo fra un battito e l’altro deve essere regolare, come il ritmo di un tamburo: se non lo è, un elettrocardiogramma può confermarlo, un medico può suggerire la cura appropriata, e noi avremo salvato una, molte, tante vite. Talmente facile che può farlo anche un bambino.

ALT invita tutti a collegarsi alle sue pagine Facebook e Instagram, per rispondere fino al 17 aprile al sondaggio online  ChYP&QUIZ, dove gli utenti possono testare il proprio livello di informazione e conoscenza sulla Fibrillazione atriale e Ictus cerebrale mettendosi alla prova rispondendo a una domanda al giorno.

Una campagna tutta social con l’invito speciale a fare ChYP&CLICK. Mercoledì 17 aprile tutti sono chiamati a fare un ChYP -  Check your pulse con due dita sul polso per sentire il ritmo del cuore, e un Click, per scattare la foto e postarla ciascuno sui propri canali Facebook e Instagram, usando gli hasthag #alt #chyp #checkyourpulse #atrialfibrillation #giornatanazionaletrombosi #stroke #ictus #heart #rhythm e @alt - Associazione per la Lotta alla Trombosi – Onlus, per aiutarci a fare in modo che il messaggio arrivi  a tutti e che nessuno, un giorno, possa dire “…Io non lo sapevo…”.
Il messaggio di ChYP è promosso anche dal Gruppo Bracca Acque Minerali che, in occasione della Giornata Nazionale per la Lotta alla Trombosi, distribuisce sulle tavole degli italiani 2 milioni di bottiglie di acqua con la retro etichetta dedicata al messaggio di prevenzione.

INCIDENZA - La fibrillazione atriale è un problema globale che moltiplica di 4-5 volte il rischio di ictus, un evento grave che ruba la vita e la qualità della vita lasciando invalidità gravi: ma che può essere evitato, almeno in un caso su tre, come tutte le malattie causate da un trombo, che si forma nel cuore e libera emboli provocando la morte di cellule lontane dal cuore, come quelle del cervello.
La fibrillazione atriale è una aritmia molto frequente, è presente in 4 persone su 1000 nella popolazione generale, e in oltre 3 persone su 100 in chi ha superato i 60 anni.

L’incidenza raddoppia per ogni decade di vita dopo i 55 anni. È più frequente in persone che soffrono di ipertensione, che hanno avuto un infarto, o soffrono di scompenso cardiaco e/o di diabete, che hanno livelli di colesterolo nel sangue troppo alti e troppo a lungo nel tempo, che consumano abitualmente quantità elevate di alcool, che hanno problemi renali: una squadra di complici che rendono più probabile l’insorgenza dell’aritmia e le sue temibili conseguenze.

L’aspetto più drammatico della fibrillazione atriale è che troppo spesso chi ne soffre non  la percepisce o sottovaluta sintomi come mancanza di respiro, palpitazioni, cuore che salta nel petto, senso di svenimento e di debolezza improvvisa: sintomi che non vanno mai sottovalutati.

Uno studio recentemente pubblicato, Silent Atrial Fibrillation and Cryptogenic Strokes,  ha analizzato 10 mila pazienti ricoverati in ospedale per un ictus cerebrale e ha confermato che 237 pazienti su mille, uno su 4, soffrivano di fibrillazione atriale silente, che non dava sintomi finché non ha provocato un ictus cerebrale. Lo studio ha seguito per 24 mesi più di 10mila pazienti colpiti da ictus cerebrale apparentemente senza causa: e ha scoperto che un paziente su due ha avuto un episodio di fibrillazione atriale silente durato oltre cinque minuti, mentre 10 pazienti su 100 hanno avuto per almeno 12 ore in un giorno la fibrillazione atriale senza rendersene conto.

«Se tutte queste persone avessero saputo che il ritmo del cuore si può sentire con due dita sul polso, un gesto talmente  semplice che può farlo anche un bambino, probabilmente avrebbero evitato un ictus cerebrale: un evento catastrofico che lascia uno strascico grave, fisico, mentale e psicologico, che cambia la vita del paziente e di chi lo assiste. Parliamo di un allarme globale, che sta sollecitando l’attenzione di molte Associazioni e Fondazioni dedicate alla prevenzione delle malattie del cuore e del cervello: ecco perchè  ALT dedica l’ottava edizione della “Giornata nazionale per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari” a questa emergenza, chiedendo a quanti vorranno ascoltare il nostro messaggio di imparare a fare la cosa giusta: guardare il video ChYP di ALT, imparare a “sentire” il ritmo del cuore, postare sui social il proprio gesto e condividere la campagna, un’azione collettiva che  può realmente salvare vite e qualità della vita a molti. Anche giovani vite, perchè la fibrillazione atriale e l’ictus colpiscono anche i giovani, i bambini, a persino i neonati. Sarebbe uno spreco enorme perdere questa occasione per diffondere consapevolezza e risparmiare vite e qualità della vita di molti” sottolinea la dott.ssa Lidia Rota Vender, presidente di ALT.

BAMBINI E ADOLESCENTI – i bambini e gli adolescenti possono e devono imparare a “sentire” il ritmo del cuore. Un gruppo di lavoro di LANCET sottolinea come sia urgente e indispensabile cambiare la cultura dei medici e della popolazione, aumentando gli sforzi mirati a diffondere conoscenza sulla possibilità di prevenzione di eventi fatali o gravemente invalidanti come l’ictus cerebrale, implementando strategie di prevenzione, ad ampio raggio e interdisciplinari, condivise a livello internazionale, che richiedono e meritano investimenti in ambito sanitario, educativo, economico e sociale che hanno un alto ritorno sull’investimento : il progetto ChYP è coerente con questa necessità .

Una squadra di giovani aspiranti registi, scenografi e tecnici del suono del CSC- Centro Sperimentale di Cinematografia Lombardia, i giovani percussionisti dell’Orchestra LaVerdi, due scuole milanesi, Istituto Santa Gemma e British School of Milan – Sir James Henderson, e ALT: questa è la squadra che ha dato vita al progetto ChYP che con il sostegno di Fondazione Cariplo e del Fondo in memoria dei coniugi Marsigliesi e al patrocinio di Pubblicità Progresso ha ideato, prodotto e sta diffondendo lo spot ChYP Check Your Pulse, in programmazione sui media grazie alla generosità di giornalisti, concessionari, case editrici, radio e reti televisive, persone e istituzioni generose che stanno collaborando per aiutarci ad amplificare il messaggio che “prevenire l’ictus cerebrale da fibrillazione atriale si può e si deve, con due dita sul polso, per sentire il ritmo del cuore: un gesto semplice, lo può fare anche un bambino”

Lo può fare chiunque, lo potete fare tutti voi, potete insegnarlo a tutti coloro che fanno parte della vostra vita: perchè le malattie cardio e cerebrovascolari da trombosi possono essere prevenute in un caso su tre, con l’informazione.

Tutti insieme, se sapremo usare i mezzi di comunicazione oggi accessibili a tutti, che diventano potenti mezzi di prevenzione, salveremo vite e qualità della vita a molti, che potranno un giorno dire grazie a tutti coloro che vorranno partecipare a questa campagna: con un Click per ChYP.
IL CUORE FIBRILLA: perchè? La parola fibrillazione indica un movimento scomposto, disordinato, che può provocare guai, viene spesso usato dai media per definire uno stato di confusione che fa mancare l’obiettivo: fibrilla il governo, fibrilla l’economia, fibrilla l’Europa, il mondo fibrilla. Fibrillazione è un termine che in medicina significa aritmia, un’irregolarità del ritmo del cuore, che diventa meno efficiente nello svolgere il proprio compito.

Compito del cuore è contrarsi per spingere il sangue pulito nelle arterie e farlo arrivare fino alle cellule più lontane, proprio come l’albero spinge la linfa fino alle venature delle foglie, laddove cede ossigeno e recupera scorie: e dilatarsi per aspirare il sangue sporco che scorre nelle vene per spingerlo nei polmoni a ricaricarsi di ossigeno e di nuovo contrarsi per spingerlo nelle arterie per un nuovo giro.

Il cuore deve battere con un ritmo regolare, più o meno veloce, ma con un intervallo regolare fra un battito e l’altro. A volte accelera, per l’attività fisica, per le emozioni, o rallenta, durante il sonno, ma mantiene un ritmo regolare: altre volte batte invece in modo irregolare, la spinta che imprime al sangue diventa meno efficiente, il cuore non riesce a svuotarsi ad ogni contrazione, il sangue ristagna e coagula formando trombi che liberano frammenti chiamati emboli, che attraverso le arterie viaggiano e si fermano nei rami più piccoli, chiudendoli e provocando la morte delle cellule che avrebbe dovuto invece nutrire: è l’aritmia che causa ischemia, ictus cerebrale, infarto nell’organo colpito.

«Quando il cuore fibrilla – spiega la dott.ssa Lidia Rota Vender, presidente di ALT – possono manifestarsi sintomi quali fiato corto, senso di vertigine, sensazione di pulsazioni nel petto violente e irregolari che il paziente riferisce come “un pesce preso all’amo che si dibatte per liberarsi, o uno sfarfallio, fino alla perdita di coscienza, della capacità di parlare o di muovere una parte del corpo. Se la pompa funziona in modo irregolare le conseguenze somigliano a quelle di un motore che perde i colpi, il sangue non arriva  dove dovrebbe e la mancanza di ossigeno fa soffrire le cellule: e se il cuore non si svuota ad ogni battito, al suo interno si formano coaguli chiamati trombi, che possono sciogliersi, oppure frammentarsi e liberare emboli che, viaggiando nelle arterie, causeranno ischemia o infarto in punti lontani dal cuore, provocando malattie che conosciamo con il nome dell’organo colpito: infarto, ictus cerebrale, ischemia. La fibrillazione atriale è una aritmia del cuore, ma causa eventi gravi in organi diversi dal cuore: conoscerla, e riconoscerla per tempo, permette di intervenire per ristabilire il ritmo del cuore ed evitare che si formino emboli, e di prevenire  l’ictus cerebrale. Ecco perché la FA non può essere sottovalutata. Ecco perché dobbiamo sapere come riconoscerla. Ecco perchè dobbiamo fare la cosa giusta, passando parola, con  ChYP&CLICK.

Fonte: ALT





La dott.ssa Lidia Rota Vender, presidente di ALT



Emicrania: una malattia molto di genere

Recentemente ho scritto un servizio sull'emicrania, basato sulle risultanze di una ricerca di un centro studi della SDA, School of management dell'Università Bocconi di Milano, un'intervista a un professore esperto di cefalee della Irccs Raffaele Pisana di Roma, e sulla notizia dell'approvazione di un farmaco anticorpo monoclonale sviluppato da Novartis.
Potete leggere gli articoli su Il Giornalehttp://www.ilgiornale.it/news/salute/emicrania-4-milioni-donne-colpite-1636301.html
Grazie per gli eventuali commenti, suggerimenti e like che vorrete inserire in questo blog o sul sito del quotidiano.

Le donne tendono più degli uomini al "presentismo". Si recano più frequentemente al lavoro anche in stato di malessere.

L'eye-tracking debutta a Tog

Grazie a un finanziamento raccolto dalla società di cosmetici naturali venduti con party a domicilio Just, la fondazione di riabilitazione per bambini con gravi danni cerebrali Tog (Together To Go Onlus) di Milano potrà presto aggiungere alle proprie tecnologie d'uso quotidiano dei sistemi di eye-tracking.

Di che cosa si tratta? Di postazioni costituite da pc, puntatori oculari e appositi software, che permettono di comprendere - analizzando i movimenti degli occhi dei bambini che non riescono a comunicare con la parola o la scrittura - le emozioni dei piccolo paziente e di avviare (se possibile) con lui dei percorsi di tipo cognitivo. Ogni piccolo paziente resterà sempre un caso a sé, ma nella maggior parte dei casi le terapie basate sull'eye-tracking utilizzeranno dei software che permettono di mostrare al bambino immagini e altri contenuti adatti a suscitare in lui un interesse e indurlo a muovere gli occhi per spostare la propria visione da un oggetto all'altro secondo degli schemi e determinate velocità che poi, con un'altra parte di software, verranno analizzate per comprendere le emozioni, il progresso dello sviluppo cognitivo e instaurare una qualche forma di comunicazione.

L'uso dei puntatori oculari non è una novità assoluta, essendo questa tecnologia già stata sviluppata decenni fa da istituzioni come, per esempio la Nasa e enti militari. Solitamente, però, in ambito sanitario oggi troviamo sistemi basati sulla tecnologia dei puntatori oculari soprattutto nei centro di riabilitazione rivolti a pazienti adulti con malattie neurodegenerative quali la Sla. Si tratta, in questi casi, di sistemi molto costosi, acquistabili solo da ospedali e strutture di cura e riabilitazione, e utilizzati con software pensati per gli adulti, il loro pensiero e le loro precedenti capacità.

Per sfruttare l'eye-tracking con i bambini che hanno patologie di tipo neurocerebrale in iniziate in epoca prenatale o dopo la nascita, sono necessari software appositamente pensati per loro. Al Tog, per esempio, hanno previsto di utilizzare delle applicazioni basate sulle logiche dei giochi. Del resto, Un altro obiettivo è quello di iniziare le terapie il prima possibile, quando il sistema cerebrale è più plastico: ovvero in età pre-scolare.

Per fortuna, i tipi di puntatori oculari che oggi possono essere utilizzati, e il resto dell'hardware, hanno prezzi ormai contenuti, grazie al lavoro di ricerca e sviluppo e la produzione con economie di scala che hanno intrapreso negli ultimi anni i produttori di videogiochi. Il che non vuol dire che un sistema di eye-tracking del tipo di cui stiamo parlando sia un "gioco" in senso dispregiativo: basti pensare che al progetto di Tog, che ha vinto il bando dello scorso anno di Just, collabora come partner scientifico la Fondazione Mondino, Istituto Neurologico Nazionale di Pavia, un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). A essere impegnato presso questa Fondazione è in particolare il suo Centro di Neuroftalmologia dell’età evolutiva, un punto di
riferimento a livello nazionale per la diagnosi e la riabilitazione dei disturbi
visivi per soggetti da 0 a 18 anni.

Già individuati i tipi hardware necessari, ora il tema più pressante per i responsabili dell'iniziativa presso Tog è individuare i software più adatti, eventualmente promuovendone lo sviluppo in collaborazione con il mondo dell'università.

Tog - che attualmente ha in cura 114 bambini inviati da grandi strutture sanitarie di Milano quali Besta, Buzzi e Mangiagalli, cui si aggiunge il San Gerardo di Monza - ha da tempo avviato collaborazioni con l'accademia di belle arti Naba e la scuola di design Domus Academy, entrambe di Milano.

In quanto Onlus, Tog vive anche grazie alla generosità delle imprese (che in alcuni casi hanno donato anche alcuni oggetti molto utili) e dei cittadini. Nella sezione Dona del sito www.togethertogo.org è possibile effettuare donazioni, anche specificando il tipo di pacchetti di terapie che si desidera sostenere. Si può sostenere la Fondazione anche con la destinazione del 5x1000 in occasione della dichiarazione dei redditi. Basta indicare il codice fiscale 97608390155.

Riccardo Cervelli (riproduzione riservata)



Acronis protegge i dati di Sahara Force India

La scuderia di Formula 1 Sahara Force India ha scelto Acronis come partner tecnologico ufficiale per la protezione dei dati. L'azienda IT, fra i leader mondiali nel settore della protezione e archiviazione dati su cloud ibrido, fornirà al team indiano soluzioni di backup, disaster recovery, software-defined storage, sincronizzazione e condivisione dei file e protezione contro i ransomware basata su intelligenza artificiale per lo stabilimento, la galleria del vento e l'infrastruttura informatica utilizzata durante le gare.

L'accordo prevede anche che la sala di controllo dello stabilimento Sahara Force India di Silverstone, nel Regno Unito, sia ribattezzata Acronis Mission Control Centre. La sala entra in funzione in occasione di ogni gara e sessione di prove. Non appena la VMJ11 fa il suo ingresso in pista, Acronis Mission Control Centre inizia a ricevere un flusso di dati in diretta che consente ai tecnici e agli strateghi di gara di eseguire simulazioni e di inviare al pilota i risultati ottenuti. Il centro di controllo è sempre in contatto in tempo reale con i tecnici del muretto box, fornendo supporto e informazioni aggiuntive durante le gare e fra una sessione di prove e l'altra.

Maggiori informazioni sulla tecnologia Acronis nell'automobilismo sul sito https://motorsport.acronis.com/

L'idrogeno produce elettricità e acqua calda


Si parla da tempo di idrogeno come uno dei possibili nuovi carburante puliti per le auto e altri mezzi di mobilità. Al momento esistono già modelli di auto a idrogeno con tecnologia Fuel Cell System (celle a combustibile). Queste macchine non hanno necessità di avere un motore termico interno (come quelle a benzina, gasolio, Gpl o ga idrogeno pros naturale) perché la tecnologia a celle a combustibile produce elettricità utilizzabile per alimentare motori (powertrain) elettrici. Esistono modelli anche ibridi, che sfruttano sia un motore termico sia motori elettrici alimentari con la tecnologia Fuel Cell System e con i sistemi di produzione di corrente elettrica già utilizzati nelle auto ibride ormai comuni sulle nostre strade.

Se il mercato della mobilità a idrogeno ha ancora bisogno di tempo per svilupparsi, perché vincolato anche all'evoluzione di leggi e infrastrutture, ci sono altre forme di utilizzo dell'elemento più diffuso nell'universo (anche se in composizione con altri atomi per formare molecole inorganiche e organiche) che possono essere adottate in modo più rapido.

Due sono quelle dell'uso dell'idrogeno - oltre che per i processi industriali - a livello domestico per produrre elettricità e calore. Recentemente, per il Giornale, quotidiano a cui collaboro, ho avuto modo di contattare un'azienda della provincia di Pisa (E.HY. Energy Hydrogen di Madonna dell'Acqua) che vanta il lancio della prima caldaia (Hydro) che utilizza l'idrogeno per produrre contemporaneamente corrente elettrica e acqua calda ad uso sanitario o per il riscaldamento.

Il cuore è una tecnologia brevettata che - grazie all'irrorazione in una cella di fusione con l'idrogeno - trasforma l'acqua in vapore, il quale fa muovere una turbina cui è collegato un generatore di bassa tensione, che viene immagazzinata in batterie al litio e, grazie a un inverter, viene trasformata in 220 a corrente alternata. Questa corrente può alimentare un'abitazione. Il vapore viene quindi raffreddato e l'acqua calda risultante può essere immessa nell'impianto dell'acqua sanitaria o in quello di riscaldamento.

L'obiettivo è rendere una casa, un negozio, un edificio o un'azienda indipendenti dalle forniture di elettricità e gas.

Se l'argomento vi interessa potete leggere il mio articolo sul sito del Giornale (http://www.ilgiornale.it/news/ununica-caldaia-idrogeno-corrente-e-acqua-calda-1497166.html) o approfondire direttamente sul sito dedicato a questa caldaia: www.idrogenoverde.it.

Scrivete pure a questo blog i vostri commenti.


Cnh presenta il trattore a biometano

Il biometano si fa spazio fra i carburanti per autotrazione a mano a mano che le legislazioni regolamentano i vari aspetti che stanno alla base della sua produzione, utilizzo e distribuzione.

Il suo utilizzo si prospetta particolarmente interessante per i mezzi agricoli, soprattutto quelli impiegati nelle aziende di allevamento di bestiame (livestock), dove grazie all'installazione di biodigestori anaerobici si possono trasformare il letame, gli scarti alimentari e i residui di sfalcio in biogas e compost. Il biogas, grazie a un processo di purificazione (upgrading) si può trasformare in biometano, un carburante che ha prestazioni simili a quelle del metano fossile, già ampiamente utilizzato nel mondo automotive.

Il 6 febbraio il gruppo CHN Industrial ha presentato alla stampa europea un concept di trattore a biometano il quale non è altro che un normale trattore New Holland T6.180 con un motore (powertrain) a metano invece che a diesel. Carrozzeria e quasi tutte le parti meccaniche sono le stesse del T6.180 mainstream. Al posto del serbatorio di gasolio, sono integrate, in diversi punti del veicolo, delle bombole. Se le bombole sono ovviamente più pesanti di un serbatoio, va considerato che il gas compresso pesa meno del carburante liquido, sicché le differenze del fattore peso dei contenitori di carburante sono ininfluenti. Per contro, a parità di prestazioni, il modello a metano garantisce fino al 40% di risparmio sui costi di carburante.

Fra gli altri vantaggi si segnalano emissioni di CO2 e di altri inquinanti praticamente azzerate (il metano è il carburante che ne produce meno) e una molto maggiore silenziosità (di cui beneficia anche il bestiame).

Tutt'oggi il diesel è il carburante più economicamente conveniente nell'agricoltura, che beneficia anche di sconti per il suo acquisto. In più, per produrre il biometano è necessario investire nell'acquisto dei biodigestori. Secondo alcuni esperti, i costi di questi variano da qualche centinaio di migliaia di euro a qualche milione, cui vanno aggiunti i costi dell'impianto di upgrading.

Per un'azienda che alleva dal migliaio in su di capi di bestiame, però, i costi si possono ripagare (payback) nel giro di pochissimi anni. Inoltre, il biogas (pre-upgrade) può essere immediatamente utilizzato per alimentare gruppi elettrogeni, che sono meno sensibili dei powertrain dei veicoli alla purezza del gas.

In definitiva, una fattoria di medie o grandi dimensioni, grazie alla produzione di biogas e biometano, può diventare indipendente nella produzione di energia elettrica e di carburante per una buona quantità di mezzi agricoli non impegnati in operazioni che richiedono grandissime potenze. Inoltre, il biometano in eccesso può essere ceduto alla rete di distribuzione del metano o venduto direttamente, trasformando l'azienda agricola anche in una stazione di rifornimento di biometano.

A tutto ciò va aggiunto che i biodigestori non producono solo biogas, ma anche compost, che è il residuo delle biomasse inserite che non è stato trasformato in gas dai microorganismi che attuano - nutrendosi - la trasformazione anaerobica. Il compost è un fertilizzante che può essere impiegato dalla fattoria per concimare i campi in cui produce il foraggio per il livestock o venduto sul mercato.

Secondo alcuni esperti, l'introduzione nell'agricoltura dei veicoli a biometano, che utilizzano come carburante il biogas ricavato dal letame prodotto dal bestiame, il quale si alimenta con il foraggio coltivato nei campi, può incoraggiare una retromarcia rispetto alla tendenza a utilizzare i terreni agricoli per produrre biomasse da usare per la produzione diretta di energia, sottraendoli allo scopo di contribuire alla catena alimentare. Alla fine, questa ri-ri-conversione può avere effetti positivi sull'aumento della disponibilità di cibo per la società.

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